9. Feb. 1821.
[629,2]
Alla p. 605.
fine. Ma quando anche si supponga lo spirito, {assolutamente} semplice e senza parti, non segue ch'egli non possa
perire. Conosciamo noi la natura di un tal essere cosiffatto, per poter
pronunziare s'egli è immortale o mortale? Non c'è che una maniera di perire,
cioè il disciogliersi? Nella materia non ce n'è altra, e però noi non conosciamo
se non questa maniera; ma parimente non conosciamo altra maniera d'essere che
quella della materia. Se una cosa può essere in maniera a noi del tutto
630 ignota e inconcepibile, anche può perire in maniera
del tutto ignota e inconcepibile all'uomo. Dico può perire, non dico perisce,
perchè non posso, come non si può dire {umanamente} il
contrario, non perisce, ovvero, non può perire perchè la materia perisce in
altro modo, ed ella non può perire come la materia. Dico può perire, perchè non
è più difficile nè inverisimile una tal maniera di perire, che una tal maniera
di essere; (una maniera, dico, inconcepibile all'uomo) una tal morte, che una
tale esistenza. Tutte due sono ugualmente fuori della nostra portata, la quale
non si estende una mezza linea al di là della materia.
[630,1] Vo anche più avanti, e dico, che se la semplicità è
principio necessario d'immortalità, neanche la materia può perire. Se la materia
è composta, sarà composta di elementi che non sieno composti. Non cerco ora se
questi elementi sieno quelli de' chimici, o altri più remoti e primitivi; ma
andiamo pur oltre quanto vogliamo, dovremo sempre arrivare e fermarci in alcune
sostanze veramente semplici, e che non abbiano Q1051232in se quidquam admistum dispar
631 sui,
atque dissimile. Queste sostanze dunque, se non
c'è altra maniera di perire, fuorchè il risolversi, in che si risolveranno, o si
possono risolvere? Dunque non potranno perire. Direte, che anche queste, essendo
pur sempre materia, hanno parti, e quindi sono divisibili e risolvibili, e
possono perire, ancorchè tutte le parti sieno tra loro uguali, e di una stessa
sostanza. Bene; ma queste parti come possono perire? - Anch'esse avranno parti,
finattanto che sono materia - Or via, suddividiamo queste parti, quanto mai si
voglia; se non si arriverà mai a fare ch'elle non abbiano altre parti, e non
sieno materia (come certo non si arriverà); neanche si arriverà a fare che la
materia perisca. Perchè questa ancorchè ridotta a menomissime parti, una di
queste minime particelle, è si può dir tanto lontana dal nulla, quanto tutta la
materia o qualunque altra cosa esistente, cioè tra essa e il nulla, ci corre un
divario, e uno spazio infinito: chè dall'esistenza nel nulla, come dal nulla
nell'esistenza, non si può andar mica per gradi, ma solamente per salto, e salto
infinito.
[632,1]
632 Dunque in un essere semplicissimo e senza parti, non
c'è maggior principio nè ragione d'immortalità, di quello che sia nella materia,
e nell'essere il più composto possibile.
[632,2] Ma se per principio d'immortalità in un ente semplice
e senza parti, intendono l'impossibilità di cangiar natura, e per perire non
intendono l'annullarsi, giacchè neanche la materia si può naturalmente
annullare, e tanta materia esiste oggi nè
più nè meno, quanta è mai esistita; ma intendono il risolversi ne' suoi
elementi; dico io che quelle semplicissime sostanze delle quali la materia e
qualunque cosa composta, deve necessariamente costare, non possono neppur esse
risolversi, nè cangiar natura, ancorchè divise in quante parti, e quanto menome
si voglia. E la quantità di queste parti sarà sempre la stessa, e però di quelle
primitive sostanze, ancorchè materiali ancorchè divise quanto si voglia,
esisterà sempre la stessissima quantità, o divisa o congiunta che sia; e tutta
questa quantità, e perciò tutta quella sostanza sarà sempre della stessissima
natura. In maniera che anche per questa parte, una sostanza {supposta} semplicissima e immateriale, non {può} contenere
633 maggiore immortalità, cioè
immutabilità e incorruttibilità, che i principii della materia, i quali non sono
una supposizione, ma debbono necessariamente e realmente esistere. (9.
Feb. 1821.).
