17. Feb. 1821.
[669,1]
Q136342024L'orgueil nous sépare de la société: notre amour-propre nous donne
un rang à part qui nous est toujours disputé: l'estime de soi-même
qui se fait trop sentir est presque toujours punie par le mépris
universel.
Mme de Lambert, Avis d'une mère à sa
fille, dans ses oeuvres complètes citées
ci-dessus, (p. 633), p. 99.
fine. Così è naturalmente nella società, così porta la
natura di questa istituzione umana, la quale essendo diretta al comun bene e
piacere, non sussiste veramente, se l'individuo non accomuna
670 più o meno cogli altri la sua stima, i suoi interessi, i suoi
fini, pensieri, opinioni, sentimenti ed affetti, inclinazioni, ed azioni; e se
tutto questo non è diretto se non a se stesso. Quanto più si trova
nell'individuo il se stesso, tanto meno
esiste veramente la società. Così se l'egoismo è intero, la società non esiste
se non di nome. Perchè ciascuno individuo non avendo per fine se non se
medesimo, non curando affatto il ben comune, e nessun pensiero o azione sua
essendo diretta al bene o piacere altrui, ciascuno individuo forma da se solo
una società a parte, ed intera, e perfettamente distinta, giacchè è
perfettamente distinto il suo fine; e così il mondo torna qual era da principio,
e innanzi all'origine della società, la quale resta sciolta quanto al fatto e
alla sostanza, e quanto alla ragione ed essenza sua. Perciò l'egoismo è sempre
stata la peste della società, e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata
671 la condizione della società; e quindi tanto
peggiori essenzialmente quelle istituzioni che maggiormente lo favoriscono o
direttamente o indirettamente, come fa soprattutto il dispotismo. (Sotto il
quale stato la Francia, era divenuta la
patria del più pestifero egoismo, mitigato assai dalla rivoluzione, non ostante
gl'immensi suoi danni, come è stato osservato da tutti i filosofi.) L'egoismo è
inseparabile dall'uomo, cioè l'amor proprio, ma per egoismo, s'intende più
propriamente un amor proprio mal diretto, male impiegato, rivolto ai propri
vantaggi reali, e non a quelli che derivano dall'eroismo, dai sacrifizi, dalle
virtù, dall'onore, dall'amicizia ec. Quando dunque questo egoismo è giunto al
colmo, per intensità, e per universalità; e quando a motivo e dell'intensità, e
massime dell'universalità si è levata la maschera (la quale non serve più a
nasconderlo, perchè troppo vivo, e perchè tutti sono animati dallo stesso
sentimento), allora la natura del commercio sociale (sia relativo alla
conversazione,
672 sia generalmente alla vita) cangia
quasi intieramente. Perchè ciascuno pensando per se (tanto per sua propria
inclinazione, quanto perchè nessun altro vi pensa più, e perchè il bene di
ciascheduno è confidato a lui solo), si superano tutti i riguardi, l'uno toglie
la preda dalla bocca e dalle unghie dell'altro; gl'individui di quella che si
chiama società, sono ciascuno in guerra più o meno aperta, con ciascun altro, e
con tutti insieme; il più forte sotto qualunque riguardo, la vince; il cedere
agli altri qualsivoglia cosa, {o per creanza, o per virtù,
onore ec.} è inutile, dannoso e pazzo, perchè gli altri non ti son
grati, non ti rendono nulla, e di quanto tu cedi loro, o di quella minore
resistenza che opponi loro, profittano in loro vantaggio solamente, e quindi in
danno tuo. E così, per togliere un esempio dal passo cit. di Mad. di Lambert, si vede nel fatto che oggidì, il
disprezzo degli altri, e la stima aperta e ostentata di se stesso, non solamente
non è più così dannosa come
673 una volta, ma bene
spesso è necessaria, e chi non sa farne uso non guadagna nulla in questo mondo
presente. Perchè gli altri non sono disposti ad accordarti {spontaneamente, e in forza del vero, e del merito} nulla, come di
nessuna altra cosa, così neanche di stima, e bisogna quindi che tu la conquisti
come per forza, e con guerra aperta e ostilmente, mostrandoti persuasissimo del
tuo merito, ad onta di chicchessia, disprezzando e calpestando gli altri,
deridendoli, profittando d'ogni menomo loro difetto, rinfacciandolo loro, non
perdonando nulla agli altri, cercando in somma di abbassarli e di renderteli
inferiori, o nella conversazione o dovunque con tutti i mezzi più forti. Che se
oggidì ti vuoi procacciare la stima degli altri, col rispetto, buona maniera
verso loro, col lusingare il loro amor proprio, dissimulare i loro difetti ec. e
quanto a te, colla modestia, col silenzio ec. ti succede tutto l'opposto. Essi
profittano di te {e de' tuoi riguardi verso loro,} per
innalzarsi, e della tua poca resistenza {quanto a te,}
per deprimerti. Quello che concedi
674 loro, l'adoprano
in loro mero vantaggio, e danno tuo; quello che non ti arroghi o non pretendi, o
quel merito che tu dissimuli, te lo negano e tolgono, per vederti inferiore ec.
Così, nel modo che ho detto, ritornano effettivamente nel mondo i costumi
selvaggi, {e} di quella prima età, quando la società
non esistendo, ciascuno era amico di se solo, e nemico di tutti gli altri esseri
o dissimili o simili suoi, in quanto si opponevano a qualunque suo menomo
interesse o desiderio, o in quanto egli poteva godere a spese loro. Costumi che
nello stato di società son barbari, perchè distruttivi della società, e contrari
direttamente all'essenza ragione, e scopo suo. Quindi si veda quanto sia vero,
che lo stato presente del mondo, è propriamente barbare[barbarie], o vicino alla barbarie quanto mai fosse. Ogni
così detta società dominata dall'egoismo individuale, è barbara, e barbara della
maggior barbarie. (17. Feb. 1821.).
