17. Giugno. 1823.
[2793,2] Gli scrittori greci de' secoli medii e bassi, cioè
dal terzo inclusive in poi, sono pieni d'improprietà di lingua (com'è quella di
Coricio sofista del sesto secolo nell'Orazione εἰς Σοῦμμον
στρατηλάτην in Summum ducem, §.
11.
ap. Fabric.
B. G.
edit. vet. vol. 8. p. 869. lib. 5.
cap. 31. di usare la voce δικαστής in vece di
κριτής o di μάρτυς), pieni di frasi strane quanto alla lingua, pieni di
solecismi, e di mille contravvenzioni alle antiche regole della sintassi e
grammatica greca, ma non hanno barbarismi. La loro lingua per tutto ciò che
appartiene all'eleganza, è diversissima da quella degli antichi scrittori: ma
per tutto il resto è la stessa. Si può dir ch'essi ignorino il buon uso della
lingua che scrivono, che non la sappiano adoperare; ma la lingua che scrivono è
quella degli antichi: quella che gli antichi scrissero
2794 bene, essi la scrivono male. Molte {loro} parole che non si trovano negli antichi, sono però cavate dal
fondo della lingua greca o per derivazione o per composizione ec.; rade volte
ripugnano all'indole d'essa lingua, e per esser chiamate buone, greche, pure e
di buona lega, non manca loro se non la sanzione dell'antichità. In somma il
grecismo di questi scrittori è per lo più cattivo o pessimo, ma la loro lingua è
pura. Le voci e frasi poetiche versate a due mani nelle prose, le voci o frasi
antiquate, le metafore o strane affatto e barbare, o poetiche, non offendono la
purità della lingua, ed appartengono piuttosto al conto dello stile. Il periodo
di questi scrittori, il giro della dicitura, per lo più rotto, slegato,
saltellante, ineguale, ovvero intralciato, duro, aspro, monotono, e lontanissimo
dalla semplicità e dalla maestà dell'antica elocuzione greca, appartiene certo
in gran parte alla lingua, al cui genio è contrarissima la struttura
dell'orazione di quei bassi scrittori, ma non nuoce alla purità. Il numero e
l'armonia è diversissimo
2795 in questi scrittori da
quel ch'egli è negli antichi, ma ciò non solo per la negligenza di quelli, bensì
ancora per la diversa pronunzia introdotta appoco appoco nella lingua greca,
massimamente estendendosi ella a tanti e sì diversi e tra se lontani paesi, e
subentrando a sì diverse favelle, o prendendo luogo accanto ad esse e in
compagnia di esse, o in mezzo ad esse: giacchè bisogna considerare che la più
parte degli scrittori greci dal 3. secolo in poi, non furono greci di nazione, o
certo non furono greci di paese, ma Asiatici ec., e greci solamente di lingua, e
questo ancora non sempre dalla nascita, ma per istudio, come p. e. Porfirio, della cui lingua patria, vedi
la Vita di Plotino, capo 17.
e l'Holstenio
de Vita et scriptis Porphyrii cap.
2.
(17. Giugno. 1823.).
{V. p. 2827.}
{V. p. 2827.}