18. Agos. 1823.
[3192,1] Per li nostri pedanti il prender noi dal francese o
dallo spagnuolo voci o frasi utili o necessarie, non è giustificato dall'esempio
de' latini classici che altrettanto
faceano dal greco, come Cicerone
massimamente e Lucrezio, nè
dall'autorità di questi due e di Orazio
nella Poetica, che espressamente difendono e lodano il farlo.
Perocchè i nostri pedanti coll'universale dei dotti e degl'indotti tengono la
lingua greca per madre della latina. Ma hanno a sapere ch'ella non fu madre
della latina, ma sorella, nè più nè meno che la francese e la spagnuola sieno
sorelle dell'italiana. Ben è vero che la greca letteratura e
3193 filosofia fu, non sorella, ma propria madre della {+letteratura e filosofia} latina.
Altrettanto però deve accadere alla filosofia italiana, e a quelle parti
dell'italiana letteratura che dalla filosofia debbono dipendere o da essa
attingere, per rispetto {alla} letteratura e filosofia
francese. La quale dev'esser madre della nostra, perocchè noi non l'abbiamo del
proprio, stante la singolare inerzia d'italia nel secolo in che le {altre} nazioni
d'europa sono state e sono più attive
che in alcun'altra. E voler creare di nuovo e di pianta la filosofia, e quella
parte di letteratura che affatto ci manca (ch'è la letteratura propriamente
moderna); oltre che dove sono gl'ingegni da questa creazione? ma quando anche vi
fossero, volerla creare dopo ch'ella è creata, e ritrovare dopo trovata ch'ell'è
da più che un secolo, e dopo cresciuta e matura, e dopo diffusa e abbracciata e
trattata continuamente da tutto il resto d'europa del pari; sarebbe cosa, non sola[solo] inutile, ma stolta e dannosa, mettersi a bella posta
lunghissimo tratto addietro degli
3194 altri in una
medesima carriera, volersi collocare sul luogo delle mosse quando gli altri sono
già corsi tanto spazio verso la meta, ricominciare quello che gli altri stanno
perfezionando; e sarebbe anche impossibile, perchè nè i nazionali nè i
forestieri c'intenderebbono se volessimo trattare in modo affatto nuovo le cose
a tutti già note e familiari, e noi non ci cureremmo di noi stessi, e lasceremmo
l'opera, vedendo nelle nostre mani bambina e schizzata, quella che nelle altrui
è universalmente matura e colorita; e questo vano rinnovamento piuttosto
ritarderebbe e impaccerebbe di quel che accelerasse e favorisse gli avanzamenti
della filosofia, e letteratura moderna e filosofica. Erano ben altri ingegni
tra' latini al tempo che s'introdussero e crebbero gli studi nel Lazio; ben altri ingegni, dico, che
oggi in italia non sono. Nè però essi
vollero rinnovare nè la filosofia nè la letteratura (la quale essendo allora
poco filosofica, si potea pur variare passando a nuova nazione), ma trovando
l'una e l'altra in alto stato, e grandissimamente avanzate e mature appresso i
3195 greci, da questi le tolsero, e gli altrui
ritrovamenti abbracciarono e coltivarono; e ricevuti e coltivati che gli ebbero,
allora, secondo l'ingegno di ciascheduno e l'indole della nazione, de' costumi,
del governo, del clima, della lingua, delle opinioni romane, modificarono ed
ampliarono le cose da' greci trovate, e diedero loro abito e viso e attitudini
domestiche e nuove. Se vuol dunque l'italia
avere una filosofia ed una letteratura moderna e filosofica, le quali finora non
ebbe mai, le conviene di fuori pigliarle, non crearle da se; e di fuori
pigliandole, le verranno principalmente dalla Francia (ond'elle si sono sparse anche nelle altre nazioni, a lei
molto meno vicine e di luogo e di clima {e di
carattere} e di genio e di lingua ec. che l'italiana), e vestite di
modi, forme, frasi e parole francesi (da tutta l'europa universalmente accettate, e da buon tempo usate): dalla Francia, dico, le verrà la filosofia e la
moderna letteratura, come altrove ho ragionato pp. 1029-30, e
volendole ricevere, nol potrà altrimenti che ricevendo {altresì} assai parole e frasi {di là,} ad
esse intimamente e indivisibilmente spettanti e fatte proprie;
3196 siccome appunto convenne fare ai latini {delle voci e frasi greche} ricevendo la greca
letteratura e filosofia; e il fecero senza esitare. E noi colla stessa
giustificazione, ed anche col vantaggio della stessa facilità il faremo, essendo
la lingua lingua francese sorella dell'italiana siccome della latina il fu la
greca, e producendo la filosofia e la filosofica letteratura francese una
letteratura moderna ed una filosofia italiana, siccome già la greca nel Lazio. E tanto più saremo fortunati
degli altri stranieri che dal francese attinsero voci e modi per la filosofia e
letteratura, quanto che noi nel francese avremo una lingua sorella, e non,
com'essi, aliena e di diversissima origine. (18. Agos. 1823.).
{Noi sappiamo bene qual {e che cosa} sia questa lingua latina madre
dell'italiana, e possiamo definitamente additarla, e mostrarla tutta intera.
Ma dir che la teutonica o la slava o simili è madre della tedesca o della
russa ec., è quasi un dire in aria, benchè sia vera, nè quelli possono
definitamente additarci quale individualmente sia questa lor lingua madre,
nè, se non confusamente e per laceri avanzi, mostrarcela.}
{Noi sappiamo bene qual {e che cosa} sia questa lingua latina madre
dell'italiana, e possiamo definitamente additarla, e mostrarla tutta intera.
Ma dir che la teutonica o la slava o simili è madre della tedesca o della
russa ec., è quasi un dire in aria, benchè sia vera, nè quelli possono
definitamente additarci quale individualmente sia questa lor lingua madre,
nè, se non confusamente e per laceri avanzi, mostrarcela.}