Bologna. 26. Sett. 1826.
[4206,4] È chiaro e noto che l'idea e la voce spirito non si può in somma e in conclusione definire
altrimenti che sostanza che non è materia, giacchè
niuna sua qualità positiva possiamo noi nè conoscere, nè nominare,
4207 nè anco pure immaginare pp. 1635-36
p.
4111. Ora il nome e l'idea di materia, idea e nome anch'essa astratta,
cioè ch'esprime collettivamente un'infinità di oggetti, tra se differentissimi
in verità (e noi poi non sappiamo se la materia sia omogenea, {+e quindi una sola sostanza
identica,} o {vero} distinta in elementi,
{+e quindi in altrettante
sostanze,} di natura ed essenza differentissimi, com'ella è distinta
in diversissime forme), l'idea dico ed il nome di materia abbraccia tutto quello
che cade o può cader sotto i nostri sensi, tutto quello che noi conosciamo, e
che noi possiamo conoscere e concepire; ed essa idea ed esso nome non si può
veramente definire che in questo modo, o almeno questa è la definizione che più
gli conviene, in vece dell'altra dedotta dall'enumerazione di certe sue qualità
comuni, come divisibilità, larghezza, lunghezza, profondità e simili. Per tanto
il definire lo spirito, sostanza che non è
materia, è precisamente lo stesso che definirla sostanza che non è di quelle che noi conosciamo o possiamo
conoscere o concepire, e questo è quel solo che noi venghiamo a dire e
a pensare ogni volta che diciamo spirito, o che
pensiamo a questa idea, la quale non si può, come ho detto, definire altrimenti.
Frattanto questo spirito, non essendo altro che quello che abbiam veduto, è
stato per lunghissimo spazio di secoli creduto contenere in se tutta la realtà
delle cose; e la materia, cioè quanto noi conosciamo e concepiamo, e quanto
possiamo conoscere e concepire, è stata creduta non essere altro che apparenza,
sogno, vanità appetto allo spirito. È impossibile non deplorar la miseria
dell'intelletto umano considerando un così fatto delirio. Ma se pensiamo poi che
questo delirio si rinnuova oggi completamente; che nel secolo 19.° risorge da
tutte le parti e si ristabilisce radicatamente lo spiritualismo, forse anche più
spirituale, per dir così, che in addietro; che i filosofi più illuminati della
più illuminata nazione moderna, si congratulano di riconoscere per
caratteristica di questo secolo, l'essere esso Q136682093éminemment
4208 religieux, cioè
spiritualista; che può fare un savio, altro che disperare compiutamente della
illuminazione delle menti umane, e
gridare: o Verità, tu sei sparita dalla terra per sempre, nel
momento che gli uomini incominciarono a cercarti. Giacchè è manifesto
che questa e simili innumerabili follie, dalle quali pare ormai impossibile e
disperato il guarire gl'intelletti umani, sono puri parti, non mica
dell'ignoranza, ma della scienza. L'idea chimerica dello spirito non è nel capo
nè di un bambino nè di un puro selvaggio. Questi non sono spiritualisti, perchè
sono pienamente ignoranti. E i bambini, e i selvaggi puri, e i pienamente
ignoranti sono per conseguenza a mille doppi più savi de' più dotti uomini di
questo secolo de' lumi; come gli antichi erano più savi a cento doppi per lo
meno, perchè più ignoranti de' moderni; e tanto più savi quanto più antichi,
perchè tanto più ignoranti. (Bologna. 26. Sett. 1826.). {{V. p.
4219.}}
