19. Agos. 1821.
[1525,1] Degli stessi tre soli scrittori letterati del
trecento, un solo, cioè Dante, ebbe
intenzione scrivendo, di applicar la lingua italiana alla letteratura. Il che si
fa manifesto sì dal poema sacro, ch'egli
considerava, non come trastullo, ma come impresa di gran momento, e dov'egli
trattò le materie più gravi della filosofia e teologia; sì dall'opera, tutta
filosofica, teologica, e insomma dottrinale e gravissima del Convito, simile agli
antichi Dialoghi scientifici ec. (vedilo); sì finalmente dalle opinioni ch'egli
manifesta nel Volgare
Eloquio. Ond'è che Dante fu propriamente, com'è stato sempre considerato, e per
intenzione e per effetto, il fondatore della lingua italiana.
1526 Ma gli altri due, non iscrissero italiano che per passatempo, e
tanto è lungi che volessero applicarlo alla letteratura, che anzi non
iscrivevano quelle materie in quella lingua, se non perchè le credevano indegne
della lingua letterata, cioè latina, in cui scrivevano tutto ciò con cui
miravano a farsi nome di letterati, e ad accrescer la letteratura. Siccome
giudicavano (ancor dopo Dante, ed
espressamente contro il parere e l'esempio suo, specialmente il Petr.) che la lingua italiana fosse
indegna e incapace delle materie gravi e della letteratura. Sicchè non pur non
vollero applicarvela, ma non credettero di potere, nè che veruno potesse mai
farlo. Opinione che durò fin dopo la metà del Cinquecento circa il poema eroico,
del quale pochi anni dopo la morte dell'Ariosto, e pochi prima che uscisse la Gerusalemme, si
credeva in italia che la lingua italiana
non fosse capace: onde il Caro prese a
tradurre l'Eneide ec. (v. il
3. tomo delle sue lett. se non fallo). Ed è notissima
l'opinione che portava il Petr. del suo canzoniere: ed egli lo scrisse
1527 in italiano, come anche il Boccaccio le sue novelle e romanzi, per divertimento delle brigate,
come ora si scriverebbe in un dialetto vernacolo, e per li cavalieri e dame, e
genti di mondo, che non si credevano capaci di letteratura. ec. ec. Ed è pur
noto come nel 500. si scrivessero poemi sudatissimi in latino, e storie ec.
(19. Agos. 1821.).
