Recanati. 24. Marzo. 1827.
[4259,1] Graziato, aggraziato, disgraziato ec. per grazioso,
mal grazioso ec. {{Purgato, épuré ec. per puro.}}
[4259,2] Scappare - scapolare. Saltabellare.
Scartabellare.
[4259,4]
Entro a pochi dì, per fra
pochi dì. Bartoli, Missione al
gran Mogol, ed. Roma 1714. p. 72. Così
diciamo dentro il termine di tanti giorni, e
simili.
[4259,5] Pel manuale di filosofia pratica. A voler vivere tranquillo, bisogna
essere occupato esteriormente. Error mio nel voler fare una vita, tutta e
solamente interna, a fine e con isperanza di esser quieto. Quanto più io era
libero da fatiche e da occupazioni estrinseche, da ogni cura di fuori, fino
dalla necessità di parlare per chiedere il mio bisognevole (tanto che io passava
i giorni senza profferire una sillaba) tanto meno io era quieto nell'animo. Ogni
menomo accidente che turbasse il mio modo e metodo ordinario (e n'accadevano
ogni giorno, perchè tali minuzie sono inevitabili) mi toglieva la quiete.
Continui timori e sollecitudini, per queste ed altre simili baie. Continuo poi
il travaglio della immaginazione, le previdenze spiacevoli, le fantasticherie
disgustose, i mali immaginarii, i timori panici. Gran differenza è dalla fatica
e dalla occupazione, e dalle cure e sollecitudini stesse, alla inquietudine.
Gran differenza dalla tranquillità all'ozio. Le persone massimamente di una
certa immaginazione, le quali essendo per essa molto travagliati negli affari,
nella vita attiva o semplicemente sociale, e molto irresoluti (come nota la Staël nella Corinna a proposito
Lord Nelvil); e le
quali perciò appunto tendono all'amor del metodo, e alla fuga dell'azione e
della società, e alla solitudine;
4260 s'ingannano in
ciò grandemente. Esse hanno più che gli altri, per viver quiete, necessità di
fuggir se stesse, e quindi bisogno sommo di distrazione e di occupazione
esterna. Sia pur con noia. Si annoieranno per esser tranquille. Sia ancora con
afflizioni e con angustie. Maggiori sarebbero quelle che senza alcun fondamento
reale, fabbricherebbe loro inevitabilmente la propria immaginazione nella vita
solitaria, interiore, metodica. Chi tende per natura all'amor del metodo, della
solitudine, della quiete, fugga queste cose più che gli altri, o attenda più a
temperarle co' lor contrarii; se vuol potere veramente esser quieto. Al che lo
aiuterà poi il giudicare e pensar filosoficamente delle cose e dei casi umani.
Ma certo un uom d'affari {{(senz'ombra di filosofia)}}
ha l'animo più tranquillo nella continua folla e nell'affanno delle cure e delle
faccende; e un uom di mondo nel vortice e nel mar tempestoso della società; di
quello che l'abbia un filosofo nella solitudine, nella vita uniforme, e
nell'ozio estrinseco. (Recanati.
24. Marzo. 1827.)
