9. Dec. 1823. Vigilia della Venuta della Santa Casa di Loreto.
[3964,3] Parlo altrove p. 961
pp.
3012-14
pp. 3041-47 de'
dialetti d'Omero. Posto che il dialetto
Ionico non fosse il comune o il più comune, e perciò prescelto, l'avere Omero scritto in un dialetto piuttosto
che nella lingua comune, non prova altro se non che questa a' suoi tempi non
v'era; e il non esservi prova che non v'era ancora letteratura greca formata,
perchè nè questa poteva esservi senza quella, e la mancanza di lingua comune è
segno certo ed effetto non d'altro che della mancanza di letteratura nazionale o
della sua infanzia, poca diffusione ec. Similmente dico di {#2. Democrito
ec. Ctesia è più moderno, ma forse
anteriore al pieno della letteratura ateniese ec}
Erodoto
{#1. V. p. 3982.} e degli altri che ne' più antichi tempi
scrissero ne' dialetti loro nativi e non in lingua comune. Del resto se Omero usò {e
mescolò} anche gli altri dialetti più di quello che poi fosse fatto
dagli altri scrittori greci, anche poeti, prevalendo però in lui l'ionico; il
simile fece Dante, che
3965 usò e mescolò i dialetti d'italia molto più che poi gli altri, anche poeti, e a lui
vicini, non fecero, e che oggi niuno farebbe, perchè v'è lingua comune, e questa
certa e formata e determinata, e tutto ciò principalmente a causa della
letteratura. Se poi alcuni, come Empedocle e Ippocrate, non
essendo ioni ec., scrissero nell'ionico,
{V. p. 3982.} ciò fu
perchè Omero l'aveva usato e fatto
famoso e atto alla scrittura, e creduto solo o principalmente capace di essere
scritto, nel modo stesso che poi l'abbondanza degli scrittori ateniesi, maggiore
che quella degli altri, rese comune, e per sempre, il dialetto attico, o una
lingua partecipante massimamente dell'attico, e lo ridusse ad essere il greco
propriamente detto sì nell'uso dello scrivere, sì in quello del parlare, massime
delle persone colte; e nel modo stesso che in italia per simil cagione è avvenuto rispetto al toscano, mentre
prima, come in grecia l'ionico invece
dell'attico, così in italia si era fatto
comune ec. non il toscano, ma il siculo ec. per la coltura di quella corte e
poeti ec. e loro abbondanza preponderante ec.
{Del resto l'uso dell'ionico fatto anticamente dagli non
ionici prova con certezza che il ionico o era il greco comune, o il più
comune, o il solo o il più applicato e quindi atto alla letteratura e al dir
colto ec. o il più famoso ec. v. p.
3991.} Onde molto s'ingannano, secondo me, quelli sì antichi
(v. i luoghi citati alla pagina
3931.) sì moderni (che sono, io credo, non pochi) i quali riconoscono
l'uso o preponderanza del dialetto ionico in Omero, in Ippocrate ec. e
nelle scritture dell'antica grecia da
questo, che il dialetto ionico, secondo loro, o almen quello di detti scrittori
{+quale egli si è} ec. era
l'antico dialetto attico, e usato dagli ateniesi. Il che, se non hanno altri
argomenti per provarlo, certamente non è provato dall'uso di quegli scrittori,
poichè che diritto e che mezzo aveva allora il dialetto ateniese per esser
preferito agli altri nelle scritture? Essi cadono nel solito errore,
3966 sì comune per sì lungo tempo (e fin oggi) in italia, anche fra' più dotti e imparziali,
circa il dialetto toscano, cioè di credere che l'attico prevalesse agli altri
dialetti per se (mentre niun dialetto prevale per se, giacchè quanto all'ordine,
forma ec. esso non l'ha prima della letteratura, quanto alla bellezza del suono
materiale ec. questo è un sogno, perchè a tutti i popoli {+e parti di essi} è più bello degli altri suoni
quello che gli è dettato dalla natura, e quindi quello del dialetto nativo, e
imparato nella fanciullezza ec.), e non per causa della preponderante
letteratura e scrittori attici, la qual causa a' tempi d'Omero ec. non esisteva, anzi Atene non aveva, che si sappia, scrittore alcuno, non
che n'abbondasse particolarmente ec. Neanche era potente, nè commerciante, nè
che si sappia, assai culta, o più culta degli altri, seppure aveva coltura
alcuna notabile. Bensì lo erano gl'ioni ec. e questo appunto produsse o fece
possibile un Omero ec. Se poi hanno
altre prove della detta proposizione, certo ragionano a rovescio pigliando per
effetto la causa, e per causa l'effetto. Poichè se quello fu allora il dialetto
attico, ciò venne appunto perch'esso aveva avuto scrittori e letteratura, e così
fattosi comune ec., ovvero a causa del commercio {+e potenza} e della coltura degl'ioni, alla qual
coltura non avrà poco contribuito la stessa letteratura che n'aveva avuto
origine ec. Del resto gli attici erano molto facili ad adottare le voci e modi
greci stranieri, e anche i barbari, almeno ne' tempi susseguenti; e lo dice Senofonte in un luogo da me citato e discusso altrove
p.
741
pp.
785-86
pp.
793. (9. Dec. 1823. Vigilia della Venuta della Santa Casa di Loreto.)
{V. p. 3982.} ciò fu
perchè Omero l'aveva usato e fatto
famoso e atto alla scrittura, e creduto solo o principalmente capace di essere
scritto, nel modo stesso che poi l'abbondanza degli scrittori ateniesi, maggiore
che quella degli altri, rese comune, e per sempre, il dialetto attico, o una
lingua partecipante massimamente dell'attico, e lo ridusse ad essere il greco
propriamente detto sì nell'uso dello scrivere, sì in quello del parlare, massime
delle persone colte; e nel modo stesso che in italia per simil cagione è avvenuto rispetto al toscano, mentre
prima, come in grecia l'ionico invece
dell'attico, così in italia si era fatto
comune ec. non il toscano, ma il siculo ec. per la coltura di quella corte e
poeti ec. e loro abbondanza preponderante ec.
{Del resto l'uso dell'ionico fatto anticamente dagli non
ionici prova con certezza che il ionico o era il greco comune, o il più
comune, o il solo o il più applicato e quindi atto alla letteratura e al dir
colto ec. o il più famoso ec. v. p.
3991.} Onde molto s'ingannano, secondo me, quelli sì antichi
(v. i luoghi citati alla pagina
3931.) sì moderni (che sono, io credo, non pochi) i quali riconoscono
l'uso o preponderanza del dialetto ionico in Omero, in Ippocrate ec. e
nelle scritture dell'antica grecia da
questo, che il dialetto ionico, secondo loro, o almen quello di detti scrittori
{+quale egli si è} ec. era
l'antico dialetto attico, e usato dagli ateniesi. Il che, se non hanno altri
argomenti per provarlo, certamente non è provato dall'uso di quegli scrittori,
poichè che diritto e che mezzo aveva allora il dialetto ateniese per esser
preferito agli altri nelle scritture? Essi cadono nel solito errore,
3966 sì comune per sì lungo tempo (e fin oggi) in italia, anche fra' più dotti e imparziali,
circa il dialetto toscano, cioè di credere che l'attico prevalesse agli altri
dialetti per se (mentre niun dialetto prevale per se, giacchè quanto all'ordine,
forma ec. esso non l'ha prima della letteratura, quanto alla bellezza del suono
materiale ec. questo è un sogno, perchè a tutti i popoli {+e parti di essi} è più bello degli altri suoni
quello che gli è dettato dalla natura, e quindi quello del dialetto nativo, e
imparato nella fanciullezza ec.), e non per causa della preponderante
letteratura e scrittori attici, la qual causa a' tempi d'Omero ec. non esisteva, anzi Atene non aveva, che si sappia, scrittore alcuno, non
che n'abbondasse particolarmente ec. Neanche era potente, nè commerciante, nè
che si sappia, assai culta, o più culta degli altri, seppure aveva coltura
alcuna notabile. Bensì lo erano gl'ioni ec. e questo appunto produsse o fece
possibile un Omero ec. Se poi hanno
altre prove della detta proposizione, certo ragionano a rovescio pigliando per
effetto la causa, e per causa l'effetto. Poichè se quello fu allora il dialetto
attico, ciò venne appunto perch'esso aveva avuto scrittori e letteratura, e così
fattosi comune ec., ovvero a causa del commercio {+e potenza} e della coltura degl'ioni, alla qual
coltura non avrà poco contribuito la stessa letteratura che n'aveva avuto
origine ec. Del resto gli attici erano molto facili ad adottare le voci e modi
greci stranieri, e anche i barbari, almeno ne' tempi susseguenti; e lo dice Senofonte in un luogo da me citato e discusso altrove
p.
741
pp.
785-86
pp.
793. (9. Dec. 1823. Vigilia della Venuta della Santa Casa di Loreto.)