23. Dic. 1820.
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Roma non è più la Regina del mondo,
nè il padre Romano tiene le redini dell'imperio, nè il pontefice ascende più al
Campidoglio colla Vestale, e questo
da lunghissimo tempo; e tuttavia si leggono ancora i versi di Virgilio, e Niso ed Eurialo non son
caduti dalla memoria degli uomini, e {dura} la fama di
Orazio. La fortuna giuoca nel mondo,
e certo questi poeti non s'immaginavano che il tempo dovesse penar più a
distruggere i versi loro, che l'immenso e saldissimo imperio Romano, opera di tanti secoli. Ma quelle carte
sono sopravvissute a quella gran mole, per mero giuoco della fortuna la quale ha
distrutte infinite altre opere degli antichi ingegni, e conservate queste oltre
allo spazio segnato dalla stessa speranza, dallo stesso amor proprio, dalla
stessa forza immaginativa de' loro autori. (23. Dic. 1820.).
