13. Sett. 1821.
[1691,2] Voi altri riformatori dello spirito umano, e
dell'opera della natura, voi altri predicatori della ragione, provatevi un poco
a
1692 fare un romanzo, un poema ec. il cui
protagonista si finga perfettissimo e straordinario in tutte le parti morali, e
dipendenti dall'uomo, e imperfetto {o men che perfetto}
nelle parti fisiche, dove l'uomo non ha per se verun merito. Di che si parla in
questo secolo sì spirituale massime in letteratura che oramai par che sdegni
tutto ciò che sa di corporeo, di che si parla, dico, ne' poemi, ne' romanzi,
nelle opere tutte d'immaginazione e sentimento, fuorchè di bellezza del corpo?
Questa è la prima condizione in un personaggio che si vuol fare interessante.
{+
La perfettibilità
dell'uomo, come altrove ha[ho] detto
p. 830, non ha che fare col corpo. E
contuttociò la perfezione del corpo, che non dipende dagli uomini nè è
opera della ragione, si è la principal condizione che si ricerca in un
eroe di poema ec. (o si dee supporre, perchè ogni menoma imperfezione
corporale suppostagli guasterebbe ogni effetto) e la più efficace,
supponendolo ancora perfetto nello spirito.} Questa
circostanza non si può tacere; quando anche si taccia, la supplirà il lettore;
ma fare espressamente un protagonista brutto, è lo stesso che rinunziare a
qualsivoglia effetto. (V. ciò che dico in tal proposito dove parlo della
compassione pp. 220-21). Mad. di Staël non era bella: in un'anima come la sua, questa
circostanza avrà prodotto mille pensieri e sentimenti sublimi, nuovissimi a
scriverli, profondissimi, sentimentalissimi: (così di Virgilio pretende Chateaubriand) ella
amava sopra tutto l'originalità, e poco teneva il buon
1693 gusto (v. Allemagne
tome 1. ch. dernier.):
ella, come tutti i grandi, dipingeva ne' suoi romanzi il suo cuore, i suoi casi,
e però si serve di donne per li principali effetti; nondimeno si guarda bene di
far brutti o men che belli i suoi eroi o le sue eroine. Tutto lo spregiudizio,
tutto l'ardire, tutta l'originalità di un autore in qualsivoglia tempo non può
giunger fin qua. Che cosa è la bellezza? lo stesso in fondo, che la nobiltà e la
ricchezza: dono del caso? È egli punto meno pregevole un uomo sensibile e
grande, perchè non è bello? {+Quale
inferiorità di vero merito si trova nel più brutto degli uomini verso il più
bello?} Eppure non solamente lo scrittore o il poeta si deve guardare
dal fingerlo brutto, ma deve anche guardarsi da entrare in comparazioni sulla
{sua} bellezza. Ogni effetto svanirebbe se parlando
o di se stesso (come fa il Petrarca) o
del suo eroe, l'autore dicesse ch'egli era sfortunato nel tale amore perchè le
sue forme, o anche il suo tratto e maniere esteriori (cosa al tutto corporea)
non piacevano all'amata, o perch'egli era men bello di un suo rivale ec. ec. Che
cosa è dunque il mondo fuorchè
1694 NATURA? Ho detto
pp. 601-603
p.
1026
p.
1262
p.
1657 che l'intelletto umano è materiale in tutte le sue operazioni e
concezioni. La teoria stessa dell'intelletto si deve applicare al cuore e alla
fantasia. La virtù, il sentimento, i più grandi pregi morali, le qualità
dell'uomo le più pure, le più sublimi, infinite, le più immensamente lontane in
apparenza dalla materia, non si amano, non fanno effetto veruno se non come
materia, e in quanto materiali. Divideteli dalla bellezza, o dalle maniere
esteriori, non si sente più nulla in essi. Il cuore può bene immaginarsi di
amare lo spirito, o di sentir qualche cosa d'immateriale: ma assolutamente
s'inganna.
[1694,1] Così accade in certo modo riguardo allo stile e alle
parole, che sono, come ben dice Pindemonte, non la veste, ma il corpo de' pensieri. E quanto prevalga
l'effetto dello stile a quello de' pensieri, {+(benchè spessissimo il lettore non se ne accorga, nè
sappia distinguere le cose dalle parole, ed attribuisca a' {soli} pensieri l'effetto che prova, nel che in gran
parte consiste l'arte dello stile)} interrogatene la storia d'ogni
letteratura. (13. Sett. 1821.).
